I residui della potatura dell'olivo, come rami e foglie, possono trasformarsi da semplice scarto agricolo a preziosa risorsa per la bioeconomia. Grazie a processi di idrolisi termica, questa biomassa può essere valorizzata nelle bioraffinerie per produrre biocarburanti, bioprodotti e materiali sostenibili, favorendo l'economia circolare e creando nuove opportunità per il settore olivicolo.
Una ricerca italiana ha identificato sette geni della famiglia GPAT che regolano l'accumulo di olio nelle olive durante la maturazione. La scoperta potrebbe favorire lo sviluppo di varietà di olivo più produttive, resistenti ai cambiamenti climatici e capaci di garantire oli extravergine di qualità sempre più elevata.
Il momento della raccolta è determinante per la qualità dell'olio extravergine. La maturazione delle olive influenza resa, aromi, contenuto di polifenoli e conservabilità, rendendo essenziale trovare il giusto equilibrio tra quantità e qualità. Una scelta basata sull'osservazione del frutto e sulle caratteristiche della cultivar consente di valorizzare al meglio ogni raccolto.
I controlli brasiliani hanno acceso i riflettori su oli venduti come extravergine ma risultati, in alcuni casi, soltanto vergini o addirittura lampanti. Le verifiche hanno riguardato anche marchi italiani presenti sul mercato, evidenziando l'importanza dei test sensoriali e delle analisi di laboratorio. La vicenda conferma la necessità di controlli rigorosi per garantire autenticità e qualità dell'olio d'oliva.
La Camera ha approvato il provvedimento Coltivitalia, che destina 300 milioni di euro al settore olivicolo-oleario. Le risorse sosterranno anche gli interventi contro la Xylella e lo sviluppo dell’oleoturismo. Previsto inoltre il divieto di espiantare olivi destinati a produzioni DOP e IGP per installare impianti fotovoltaici. Ora il testo passa al Senato.
I residui dell'olivicoltura possono diventare preziosi alleati della transizione energetica. Una ricerca dell'Università di Castilla-La Mancha ha sviluppato catalizzatori ottenuti dagli scarti degli ulivi in grado di trasformare l'anidride carbonica in metano sintetico, offrendo una soluzione innovativa per ridurre le emissioni e accumulare energia prodotta da fonti rinnovabili.
Il progetto europeo OliveOilMedNet punta a migliorare la tracciabilità, l'autenticità e la sostenibilità dell'olio extra vergine di oliva attraverso strumenti digitali e metodologie innovative. L'obiettivo è aumentare la trasparenza della filiera, contrastare le frodi e valorizzare le produzioni di qualità, offrendo maggiori garanzie sia ai produttori sia ai consumatori.
L'integrazione dei principi della food forest negli uliveti può favorire biodiversità, fertilità del suolo e resilienza ai cambiamenti climatici. Attraverso la consociazione dell'olivo con altre specie vegetali, è possibile creare ecosistemi più equilibrati, ridurre gli input esterni e diversificare le produzioni aziendali. Pur richiedendo un'attenta progettazione, questo approccio rappresenta una prospettiva interessante per un'olivicoltura più sostenibile e orientata al futuro.
Il PNRR sta favorendo la modernizzazione dei frantoi italiani attraverso investimenti in nuovi impianti, digitalizzazione e sostenibilità. L'obiettivo è migliorare la qualità dell'olio extra vergine, ridurre i consumi energetici e aumentare la competitività delle imprese. Il rinnovamento coinvolge le principali regioni olivicole del Paese e rappresenta un'opportunità per rendere l'intera filiera più innovativa, efficiente e pronta ad affrontare le sfide del futuro.
Barcellona sperimenta un asfalto con biochar ottenuto dai noccioli d’oliva per sostituire parte del bitume di origine fossile. Il progetto punta a ridurre le emissioni di CO₂, valorizzare uno scarto agricolo e promuovere l’economia circolare.
Il Masaf vieta di classificare come extravergine l’olio ottenuto dalla miscela di vergine ed evo. Una stretta che punta a rafforzare trasparenza e controlli, mentre chi compra un evo a 3,45 euro dovrebbe iniziare a farsi qualche domanda.
I controlli al porto di Palermo hanno accertato che il prodotto, proveniente dalla Tunisia e destinato a un oleificio calabrese, era stato dichiarato come extravergine nonostante il difetto di rancido.