Falso olio extravergine in Brasile: coinvolti noti marchi italiani
Il mercato brasiliano dell’olio d’oliva torna sotto i riflettori per una serie di frodi che hanno coinvolto prodotti venduti come extravergine. Al centro delle verifiche ci sono soprattutto la corretta classificazione dell’olio, la presenza di eventuali miscele non dichiarate e l’effettiva corrispondenza tra quanto scritto sull’etichetta e le caratteristiche del prodotto.
La questione riguarda un mercato particolarmente esposto: secondo il Ministero brasiliano dell’Agricoltura, circa il 99% degli oli d’oliva disponibili in Brasile è importato. Un dato che rende i controlli sulla filiera e sull’autenticità del prodotto particolarmente importanti.
Quando “extravergine” non significa davvero extravergine
Il problema non è soltanto quello delle sofisticazioni più evidenti. Un olio può infatti essere ottenuto dalle olive ma non possedere i requisiti necessari per essere classificato come extravergine. È il caso, per esempio, di un prodotto che dal punto di vista sensoriale risulti semplicemente vergine.
La differenza non è marginale. Nel sistema di classificazione brasiliano, l’extravergine deve rispettare parametri chimici e sensoriali più rigorosi; il vergine appartiene invece a una categoria qualitativa inferiore. Ancora più in basso si trova il lampante, una categoria di olio che, a causa dei suoi difetti e delle sue caratteristiche, non è destinata al consumo diretto senza raffinazione.
È proprio il test sensoriale a svolgere un ruolo decisivo nell'accertamento di alcune di queste differenze. Un panel formato da assaggiatori addestrati valuta profumi e sapori, individuando sia gli attributi positivi sia eventuali difetti, come sentori di rancido, muffa o fermentazione. Il risultato viene poi integrato con le analisi fisico-chimiche.
I marchi italiani e il precedente dei test brasiliani
La presenza di marchi italiani o percepiti come italiani nel mercato brasiliano ha contribuito negli anni ad alimentare l'attenzione dei consumatori. Tra i prodotti sottoposti a valutazioni sensoriali in Brasile sono comparsi anche nomi molto conosciuti nel panorama internazionale, come De Cecco, Filippo Berio e Olitalia.
È però importante distinguere tra un prodotto che viene bocciato in un determinato test e una frode accertata a carico dell'azienda. Un esito sensoriale negativo indica che il campione analizzato non possiede le caratteristiche richieste per la categoria dichiarata; non dimostra automaticamente che il produttore abbia adulterato il prodotto o commesso un illecito.
Questa distinzione è particolarmente importante nel caso dei grandi marchi. In una precedente campagna di controllo brasiliana, numerosi oli furono sottoposti a verifiche e alcuni marchi italiani risultarono invece conformi ai controlli ufficiali. Nel 2018, per esempio, De Cecco, Filippo Berio, Olitalia e Paganini Grezzo Naturale figuravano tra i prodotti approvati nella lista diffusa dal Ministero dell’Agricoltura brasiliano.
Per questo motivo, parlare genericamente di “marchi italiani coinvolti” può essere fuorviante se non vengono indicati con precisione lotto, campione, data dell'analisi e provvedimento dell'autorità.
La frode più grave: aggiungere altri oli
Diverso è il caso in cui un prodotto commercializzato come extravergine contenga oli vegetali estranei all'oliva. In Brasile questa tipologia di frode è stata riscontrata più volte dalle autorità.
Nel marzo 2024, per esempio, l'Operazione Getsêmani ha portato alla scoperta di una struttura clandestina nella quale l'olio d'oliva veniva adulterato con olio di soia. Nel sito furono trovati 60.600 litri di olio dichiarato extravergine e 37.500 litri di olio di soia, quantità che, secondo le autorità, avrebbero potuto essere utilizzate per produrre circa 196mila bottiglie di prodotto fraudolento.
In questi casi la questione non riguarda semplicemente una qualità inferiore rispetto a quella promessa. Si tratta di un prodotto diverso da quello indicato in etichetta, con possibili violazioni delle norme sulla sicurezza e sulla commercializzazione degli alimenti.
Un episodio più recente ha riguardato inoltre il marchio San Paolo: nel maggio 2026 il Ministero dell'Agricoltura brasiliano ha ordinato il ritiro del lotto 260289 dopo che le analisi avevano rilevato una miscela con altri oli vegetali. Il prodotto è stato considerato improprio al consumo e ai consumatori è stato raccomandato di interromperne l'utilizzo.
Perché il test sensoriale è fondamentale
L'analisi dell'olio non può essere affidata soltanto alla lettura dell'etichetta o alla verifica dell'acidità. Due prodotti possono presentare parametri chimici apparentemente corretti e avere comunque caratteristiche sensoriali incompatibili con la categoria dichiarata.
Il panel sensoriale brasiliano è stato sviluppato proprio per colmare questo divario. Il gruppo di esperti assaggia i campioni alla cieca e valuta la presenza e l'intensità di caratteristiche positive e negative. Il sistema è stato riconosciuto dal Consiglio Oleicolo Internazionale, un organismo di riferimento per la classificazione degli oli vergini.
Il metodo permette quindi di individuare anche quei casi in cui la bottiglia appare perfettamente normale, ma il contenuto non corrisponde allo standard promesso.
Un mercato dove l'etichetta conta, ma non basta
Le frodi nel settore oleario dimostrano quanto sia complesso per il consumatore distinguere un vero extravergine da un prodotto di qualità inferiore o adulterato. Colore, confezione e indicazioni commerciali non sono sufficienti per stabilire l'autenticità dell'olio.
Per ridurre i rischi, le autorità brasiliane invitano a verificare attentamente denominazione, origine, produttore, importatore e lotto. In presenza di un richiamo ufficiale, il riferimento decisivo è sempre il lotto interessato, non semplicemente il nome del marchio.
La vicenda brasiliana offre dunque una lezione che va oltre i singoli brand: l'olio extravergine è una categoria regolamentata e non un semplice slogan commerciale. Un prodotto può essere vergine anziché extravergine, oppure può risultare addirittura lampante; in altri casi può contenere oli vegetali che non dovrebbero esserci affatto.
E proprio per questo, quando un test boccia una bottiglia, la domanda più importante non è soltanto “di quale marca si tratta?”, ma che cosa è stato trovato nel campione, quale lotto è interessato e quale provvedimento ha adottato l'autorità competente.