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San Lazzero

Toscana

La cultivar San Lazzero rappresenta una delle varietà minori più affascinanti del panorama olivicolo toscano, testimonianza vivente della biodiversità che caratterizza le colline del centro Italia.

Origine e diffusione

La cultivar San Lazzero è una varietà autoctona della Toscana, la cui presenza è storicamente legata alle zone collinari della provincia di Siena e, più in generale, all'area centrale della regione. Sebbene non goda della notorietà di cultivar più diffuse come il Frantoio o il Moraiolo, la San Lazzero è stata per secoli parte integrante dei cosiddetti "oliveti promiscui", dove veniva coltivata insieme ad altre varietà locali per garantire una produzione costante e diversificata. La sua diffusione odierna è limitata a piccoli impianti specializzati e a esemplari secolari che resistono nei vecchi oliveti tradizionali, spesso oggetto di progetti di recupero del germoplasma locale da parte di vivaisti e ricercatori attenti alla conservazione delle varietà minori.

Caratteristiche della pianta

La pianta di San Lazzero si distingue per una vigoria media e un portamento che tende a essere assurgente, specialmente nei primi anni di vita, per poi aprirsi leggermente con l'avanzare dell'età. La chioma è mediamente folta, con una ramificazione ben distribuita che facilita le operazioni di potatura. Le foglie sono di forma ellittico-lanceolata, di colore verde brillante sulla pagina superiore e con una tonalità più chiara, tendente al grigio-verde, su quella inferiore.

La fioritura avviene in epoca intermedia rispetto alle principali cultivar toscane. La San Lazzero è considerata una pianta parzialmente autocompatibile, ma beneficia sensibilmente della presenza di impollinatori compatibili nelle vicinanze per garantire un'allegagione ottimale. La produttività è generalmente costante, sebbene possa manifestare una leggera tendenza all'alternanza di produzione se non gestita con una corretta nutrizione e una potatura di produzione equilibrata.

Drupa

Il frutto della San Lazzero presenta dimensioni medie, con una forma tendenzialmente ovoidale o leggermente ellittica. Durante il processo di invaiatura, la drupa vira dal verde brillante verso tonalità violacee, fino a raggiungere una colorazione nero-violacea intensa a maturazione completa. Il distacco della polpa dal nocciolo risulta agevole, caratteristica che la rende tecnicamente interessante anche per la lavorazione.

La maturazione è solitamente scalare, un fattore che richiede attenzione durante la raccolta per evitare perdite di prodotto e per ottimizzare il profilo qualitativo dell'olio. La resa in olio è considerata medio-elevata, con una qualità che tende a migliorare sensibilmente se la raccolta viene effettuata in uno stadio di invaiatura precoce, permettendo di estrarre un prodotto con un profilo sensoriale più marcato.

Caratteristiche dell'olio

L'olio estratto dalla cultivar San Lazzero è apprezzato per la sua eleganza e il suo equilibrio. Al naso, si presenta con un fruttato di intensità media, caratterizzato da sentori di erba tagliata, carciofo e una nota di mandorla fresca che ne ingentilisce il profilo. Al gusto, l'ingresso è armonico, con una sensazione di amaro e piccante ben bilanciati, che non sovrastano mai le componenti aromatiche vegetali.

La stabilità dell'olio, definita dalla shelf life, è buona grazie a un contenuto equilibrato di polifenoli, che proteggono il prodotto dall'ossidazione naturale. Per queste caratteristiche, l'olio di San Lazzero è particolarmente indicato per il consumo a crudo su piatti della tradizione toscana, come le zuppe di legumi, le bruschette o le carni bianche alla griglia, dove la sua delicatezza riesce a esaltare i sapori senza coprirli.

Resistenza e adattamento

La San Lazzero è una cultivar che ha dimostrato un eccellente adattamento al clima collinare toscano, caratterizzato da estati calde e inverni che possono presentare gelate improvvise. La pianta mostra una buona tolleranza al freddo, superando indenne le temperature rigide tipiche delle zone interne.

Per quanto riguarda le avversità biotiche, la cultivar manifesta una tolleranza discreta verso l'occhio di pavone (Spilocaea oleaginea), a patto che vengano mantenute condizioni di buona aereazione della chioma attraverso la potatura. La suscettibilità alla mosca dell'olivo (Bactrocera oleae) è nella media delle varietà toscane; pertanto, è fondamentale implementare strategie di monitoraggio e difesa integrata durante le fasi di maggiore sensibilità del frutto. Non si segnalano particolari criticità legate alla siccità, grazie a un apparato radicale ben sviluppato che permette alla pianta di esplorare il terreno in profondità, rendendola adatta anche a terreni poveri o scoscesi, tipici dell'orografia della regione.

Sinonimi e cultivar affini

La San Lazzero è conosciuta in ambito locale con vari nomi dialettali che possono variare da zona a zona, rendendo talvolta complessa la sua identificazione univoca. Spesso viene confusa con altre varietà minori toscane a causa della somiglianza morfologica delle foglie e della forma del frutto.

Tra le cultivar affini, per caratteristiche agronomiche e profilo dell'olio, si possono citare alcune varietà locali che condividono il medesimo areale di coltivazione. Tuttavia, la San Lazzero si distingue per la specifica epoca di maturazione e per la particolare finezza del suo profilo organolettico, che la rendono un elemento distintivo nei blend aziendali o, sempre più spesso, un prodotto monovarietale di nicchia. La ricerca ampelografica moderna sta lavorando per definire con precisione il profilo genetico della cultivar, al fine di distinguerla chiaramente dai cloni di Frantoio o di altre varietà più diffuse, garantendo così la tutela e la valorizzazione di questo prezioso patrimonio genetico toscano. La conservazione di tale varietà è essenziale non solo per la biodiversità, ma anche per offrire al mercato oli con identità territoriale marcata, capaci di raccontare la storia e la specificità dei microclimi in cui questa pianta ha saputo adattarsi nel corso dei secoli.

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